Eventualismo

La teoria eventualista, che ho formulato lentamente in tanti anni di lavoro artistico e scientifico,
potrebbe essere desunta dai fatti, potrebbero essere illustrate prima le opere delle quali poi
l’eventualismo sarebbe solo un’interpretazione. In tal modo sarebbe lasciato libero il lettore di farsi
una sua teoria interpretativa, che solo in un secondo momento verrebbe confrontata con la mia. Ma
per varie ragioni preferisco affrontare subito il nocciolo della questione, anche a rischio di
influenzare la libertà interpretativa del lettore. Sono consapevole che in questo modo assecondo
l’atteggiamento cauto dei critici d’arte, i quali mi rimproverano che, dando io stesso l’interpretazione
“autentica” del mio lavoro, mi sottraggo al loro potere (Calvesi et al. 1995). Al contrario invece io
credo che svelando subito il mio modus operandi “dall’interno”, apro la strada a interpretazioni più
profonde e più interessanti, delle quali i critici d’arte dovrebbero essere i protagonisti più validi. Del
resto sarebbe triste se l’interpretazione dell’arte si limitasse a quello che dice l’artista, oppure a
un’interpretazione unica, autentica e definitiva. Se così fosse, l’interpretazione invece di arricchire
l’opera la svuoterebbe, banalizzandola e riducendola a un “evento saturato”. Preferisco dunque
seguire la via più breve e più chiara, affrontando prima il nucleo teorico del mio lavoro, poi
spiegando le opere nel loro svolgimento cronologico alla luce di quelle che erano le mie intenzioni
teoriche. Infine il lettore, disponendo di tutti gli strumenti necessari, potrà proseguire e approfondire
la ricerca da me iniziata nella direzione che riterrà più opportuna. Ecco allora i concetti
fondamentali dell’eventualismo.

Definizione di arte

l’arte è un campione rappresentativo, o un modello rappresentativo dei più caratteristici valori di una
cultura. L’arte varia al variare di questi valori. Lo scopo dell’arte è proprio quello di esprimere dei
valori latenti che tentano di affermarsi caratterizzando una cultura storica. Quello che rende arte un
oggetto è dunque il fatto che quell’oggetto è stato scelto a rappresentare certi valori, o sistemi di
valori, che non erano mai stati rappresentati prima nella storia e che sono ritenuti una novità, o che
comunque sono ritenuti caratterizzanti per una cultura nascente, che si vuole affermare nella storia
dell’umanità e che vuole, attraverso la rappresentazione di quei valori nuovi, costruirsi un’identità
storica originale. Ciò vale anche se questi valori nuovi che si vogliono affermare sono valori
anacronistici. La cultura che si riconosce nei valori anacronistici, infatti, si vuole affermare nella
storia come un’idealizzazione di valori del passato. E’ chiaro che questa idealizzazione non può
ripetere il passato, ma rappresenta il punto di vista di una cultura attualmente emergente, che
idealizza il passato e che perciò rifiuta la direzione verso la quale è orientato il progresso. Ciò che
confuta con maggiore evidenza le teorie statiche dell’arte, quelle che ritengono l’arte
incommensurabile, eterna e senza progresso, ma orientata verso eterni e immutabili valori umani,
perciò apprezzabile secondo il metodo del tutto o nulla (se è arte, allora è incommensurabile ed
eterna, altrimenti non è arte) è proprio il fatto che, per quanto si vogliano perseguire valori
anacronistici, l’arte è sempre databile storicamente. L’incommensurabilità semmai è dovuta alla
diversità e originalità degli scopi delle diverse culture storiche. Se gli scopi culturalmente condivisi
sono raggiunti, gli oggetti che rappresentano storicamente questo raggiungimento sono arte, quelli
che continuano a raggiungere gli stessi scopi già storicamente rappresentati, magari perfezionandoli
tecnicamente, sono oggetti di artigianato. Gli oggetti di artigianato sono utili, ma non sono modelli
rappresentativi dei nuovi valori che generano una nuova cultura storica.

Definizione di evento

evento è tutto ciò su cui non c’è accordo percettivo, interpretativo e valutativo. L’evento non si
ripete mai allo stesso modo e non è prevedibile. L’evento è il momento della latenza di alcuni valori
creduti stabili e dell’avvento di nuovi valori imprevisti. La realtà stessa, nella sua instabilità
psicologica e nella sua imprevedibilità, è un macroevento. L’evento è vissuto soggettivamente come
perdita di realtà, interruzione del tempo, crisi d’identità, situazione d’emergenza, atmosfera oniroide,
mancanza di sistemi di riferimento certi, imprevedibilità del futuro. La storia degli eventi è la storia
stessa, ma essa può essere scritta solo a posteriori, quando l’evento è sufficientemente saturato,
ovvero quando può essere interpretato in modi sufficientemente simili o compatibili. La tendenza
delle interpretazioni incompatibili a diventare sempre più compatibili nel tempo, fino a convergere
in un’unica interpretazione valida, satura l’evento e lo riconduce alla “realtà quotidiana”, creando la
sensazione della continuità del tempo, della prevedibilità del futuro, della certezza del diritto, della
stabilità della natura.
Dal punto di vista del metodo, il processo eventualista si divide in tre elementi: lo stimolo che
agendo sulla percezione provoca l’evento psicologico in un campione culturalmente rappresentativo
di persone, l’evento che è un’esperienza psicologica soggettiva e inconoscibile dall’esterno, e la
documentazione comportamentale delle diverse e incompatibili interpretazioni dello stimolo.

Misurazione dell'evento

l’evento è misurato dalla dispersione delle differenti interpretazioni dello stimolo da parte di un
campione di persone che sia rappresentativo di una cultura. Scopo dell’arte eventualista è infatti
quello di creare uno stimolo in grado di scatenare le interpretazioni più eterogenee e più
incompatibili (spettro evocativo) in un simile campione di persone. Ovvero: gli stimoli, che
evocano il più ampio e variato spettro d’interpretazioni in un campione culturalmente
rappresentativo di persone, sono opere d’arte eventualista.

Decadimento dell'evento

lo spettro evocativo di uno stimolo è instabile. Esso fluttua se lo stimolo viene esposto a differenti
persone e se esposto alla stessa persona in tempi differenti. Se esposto ripetutamente allo stesso
campione di persone lo stimolo tende a provocare uno spettro evocativo sempre più ristretto, perché
alcune interpretazioni tendono a prevalere sulle altre e alcune interpretazioni tendono a venire
scartate e scomparire. Quando diminuisce il numero delle interpretazioni differenti, lo spettro
evocativo si restringe e l’evento decade. Tutti gli eventi, nel tempo, tendono a decadere.

Saturazione dello stimolo

uno stimolo che non induce più alcun evento è saturato, ha perso la sua carica evocativa e viene
interpretato da tutti in un modo unico. Uno stimolo saturato non è diverso dai comuni oggetti della
realtà profana. Un utensile d’uso comune, ad esempio, viene sempre e da tutti interpretato allo
stesso modo. Tuttavia, qualora se ne alteri lo statuto simbolico, un oggetto saturato può nuovamente
scatenare interpretazioni divergenti e spettri evocativi estesi, come hanno dimostrato i “ready made”
di Duchamp con i suoi derivati nell’ambito della Pop Art e oltre.

Estetica eventualista

Alcuni concetti estetici derivati dall’avanguardia storica sono stati ripresi e sistematizzati
nell’eventualismo: minimalità, astinenza espressiva, strutturalità, spontaneità, interattività,
eventualità e profondità. Li descriverò singolarmente qui di seguito.

Minimalità

La minimalità prescrive all’artista di usare sempre e solo il metodo “più semplice” nella costruzione
dello stimolo, evitando le scelte arbitrarie o non necessarie. Il concetto di semplicità è parte
integrante della teoria della complessità, perciò è molto complesso. In alcuni casi si può interpretare
in molti modi e a volte la scelta più semplice è perfino indecidibile. In questi casi la decisione non
dovrebbe essere presa dall’artista, ma dovrebbe essere trasferita al pubblico. Infatti, nei casi
indecidibili, come quello di disporre 127 cubi “nel modo più semplice”, ogni tentativo è un evento e
l’insieme dei tentativi è lo spettro evocativo dello stimolo. La minimalità è incompatibile con lo stile
personale, o con l’espressione dei contenuti personali dell’artista. Stile e contenuti personali sono
determinati necessariamente da scelte arbitrarie. In pratica, però, è impossibile costruire uno
stimolo assolutamente minimalista, perché non solo i componenti, ma i materiali stessi sono
sottoposti alle conoscenze limitate e ai mezzi caratteristici che la cultura storica mette a
disposizione dell’artista. In questo senso perfino lo scienziato più minimalista è legato a scelte
arbitrarie, dunque involontariamente espressive e “artistiche” che la sua cultura gli offre. Tuttavia lo
stimolo operativamente più semplice, fra tutti quelli di fatto costruibili secondo i vari criteri di
semplicità, è quello esteticamente più valido e più funzionale allo scopo eventualista.

Astinenza espressiva

L’artista non deve esprimere i suoi vissuti interiori o i suoi contenuti emotivi nel costruire lo
stimolo, ma deve rendere maggiormente evidente l’espressione spontanea del pubblico che viene
esposto allo stimolo. Questo rovesciamento dei ruoli tradizionali fra l’artista e il pubblico ha le sue
radici storiche nel Futurismo, che per primo sostituì la provocazione alla contemplazione.
L’espressione del pubblico si manifesta attraverso la diversità, la conflittualità, l’arbitrarietà delle
interpretazioni sollecitate dallo stimolo.

Strutturalità

Nel costruire lo stimolo (che solitamente si identifica con l’opera d’arte) l’artista deve lavorare come
uno scienziato, dichiarando in anticipo il metodo costruttivo che intende usare. Questo allo scopo di
rendere lo stimolo ripetibile e migliorabile. Lo stimolo deve essere determinato interamente dal
metodo. La strutturalità rende automatica la creazione dell’opera d’arte, trasportandola da un’ottica
intimista e artigianale verso un’ottica industriale. La strutturalità rende l’opera (lo stimolo)
progettabile ed eseguibile anche industrialmente, perché è generata in base a una procedura
automatizzata. La creatività dell’artista è allora paragonabile a quella dello scienziato, o a quella del
compositore di musica, i quali inventano procedure che possono essere eseguite anche da macchine.
Al contrario la composizione lirica dell’ispirato, il quale giustappone colori o forme seguendo il
proprio arbirtio estemporaneo insindacabile e irripetibile, non ha i caratteri della strutturalità. Verso
la metà degli anni Sessanta la strutturalità fu la base teorica dell’Arte Concettuale.

Spontaneità

Per provocare l’espressione del pubblico, lo stimolo deve sollecitare comportamenti spontanei nel
pubblico. Infatti prima delle provocazioni futuriste il pubblico si recava elle esposizioni d’arte, o a
teatro, chiuso in un comportamento formale inespressivo e poco spontaneo. Solo quando il pubblico
si sente osservato, posto al centro dell’attenzione, quando deve reagire a uno stimolo imprevisto,
quando da spettatore giudicante diventa attore messo in discussione e forse giudicato per il suo
comportamento, solo allora egli si lascia sfuggire qualche atto spontaneo involontariamente
espressivo. La “finzione di spontaneità”, così frequente nell’arte tradizionale e nel teatro, deve
essere evitata nell’arte eventualista. Nell’eventualismo, è spontaneo solo ciò che non può essere
simulato. Pertanto commettere errori inconsapevoli e non voluti, battere un record, sognare,
produrre invenzioni scientifiche, reagire in situazioni d’emergenza sono esempi di spontaneità, dal
momento che non si possono simulare. L’arte eventualista inventa situazioni umane dalle quali
scaturiscono comportamenti che non si possono simulare, né ripetere, né prevedere.

Interazione

Se la reazione del pubblico esposto a uno stimolo è espressiva, spontanea (non simulata) e
valutabile attraverso la dispersione delle risposte comportamentali, c’è stata un’interazione
eventualista fra lo stimolo e il pubblico. L’interazione può realizzarsi in due modi: il pubblico
trasforma lo stimolo (interazione fisica), oppure lo stimolo trasforma il pubblico (interazione
psichica). La seconda forma è divenuta nella mia ricerca sempre più importante.

Eventualità

L’eventualità obbliga il pubblico ad agire sul livello della realtà in modo inaspettato e involontario.
La fruizione classica, infatti, garantiva allo spettatore di poter giudicare, con kantiano distacco
estetico, una rappresentazione nella quale egli non era coinvolto in prima persona e che comunque
non si svolgeva sul piano della realtà, bansì su quello della “finzione artistica”. L’eventualità, al
contrario, rovescia l’atteggiamento del pubblico e cambia il suo ruolo da osservatore a osservato, da
spettatore a protagonista, richiedendogli di fare delle scelte che coinvolgono la sua personalità. In
tale situazione ciascuna persona si comporta in modo diverso, originale e spontaneo. L’eventualità si
misura appunto dalla diversità delle risposte del pubblico

Profondità

Questo concetto estetico, non ancora completamente definito, richiede che l’evento modifichi la
personalità di chi interagisce con lo stimolo, indirizzandola verso ideali culturali nuovi, più
complessi e più raffinati.
Provocare scandalo non è sufficiente allo scopo dell’arte eventualista. La profondità, diversamente
dal semplice scandalo, non si satura facilmente, ma induce una lenta revisione dei valori morali che
sono alla base della comunità e della cultura dominante.

Bibliografia

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Galleria Arte in Scena, Roma